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Bravo Bruno! E aggiungo, il Genoa è il Genoa

Bravo Bruno! E aggiungo, il Genoa è il Genoa

“Un tempo le riprese venivano dall’alto, ora si ha la tendenza a confezionare una good television.
Il racconto segue le immagini, molto frammentate, e qualche volta si ha la sensazione che il commento diventi più importante di quel che si racconta.
Tutti, sono molto preparati. Io per pigrizia e un po’ di presunzione non è che mi preparassi tanto.
Ora c’è il rischio che, anziché parlare di Rivera, si finisca a parlare della zia di Rivera.”
Ci sono argomenti e fatti ben più importanti che il parlare di cose futili come queste, ma penso non mi si possa di certo accusare di essere una persona che tali fatti li ignora e pertanto non ne parla.
Questo sito si chiama appunto Beyond Genoa e quindi era nato con l’idea di parlare di Genoa ma anche oltre, il Genoa.
Di Genoa e dintorni insomma, e purtroppo i “dintorni” hanno prevalso. E continuano, purtroppo.

Ho sempre pensato che le telecronache di oggi siano quanto di più distante esista da una vera Telecronaca.
Parlo per me e come sempre, ma a me di sapere dove giocava tal giocatore nel 2004 o se suo zio era il centravanti dell’Indonesia, può anche interessarmi. Ma non mentre sto guardando una partita di Calcio.
Soprattutto, se quella partita la sta giocando il Genoa, visto che oltretutto guardo e vedo solo il Genoa.
Non è un caso e non a caso, che ho sempre detto di detestare le telecronache di Onofri, ad esempio.
Proprio perchè seppur bravissimo nel conoscere vita e miracoli di chiunque sia in campo in quel momento, a me sentir parlare di queste cose e magari mentre il Genoa sta attaccando o sta rischiando di subire un gol in contropiede, mi fa perdere ogni interesse in quel che sto vedendo. Questo detto in politically correct.
Detto senza lacci e lacciuoli, mi fa prima venire due coglioni grossi come una mongolfiera, dopo, mi incazzo.
Perchè parlando sempre di me e quindi di opinioni e gusti personali, a me piace sentire il “pathos” che trasmette quello che sto guardando e quindi vivendo. Mi piace sentire il cronista che “vive” e sente quello che sta guardando.
Mi piace la gente che urla persino, quando vede qualcosa di entusiasmante o di pericoloso.
Mi piacciono quindi i Carosio, i Pizzul, i Brenzini e proprio per questo un po’ meno i Martellini.
Son mai stato per il politicamente corretto.

Quando andavo allo stadio, specie il Nostro, ho mai visto una partita da calmo e da seduto.
Ho mai visto una partita fermo nello stesso posto dall’inizio alla fine.
Il posto cambiava a seconda dei momenti, a seconda se era il caso di rimanere lì dove ero o se era più opportuno per il Genoa appunto, cambiarlo, quel belin di posto.
Questo quando ero nella Nord. Una volta in Tribuna, mi han tirato giù dai vetri i Carabinieri.
Perchè e non è di nuovo un caso, che vedendo la partita e per anni nei Distinti, facessi parte di quelli che qualcuno denominò i “Lama dei Distinti”. Ovvero, dei veri malati di mente che percorrevano il parterre centinaia di volte, avanti e indietro, per seguire e letteralmente le azioni del Genoa.
Si chiamavano i Lama, perchè la loro specialità sebbene dettata dall’istinto e quindi dall’incazzatura, era quella di posizionarsi dietro il malcapitato del caso, ovvero il segnalinee. E di riempire la sua giacchetta nera, di sputi.
Al punto che dopo i 90 regolamentari, sembrava una maglia della Juve. Bicolore.
Lo so, non è una cosa bella e anche sufficientemente schifosa, tanto è che ho MAI sputato per terra e sono mai stato nemmeno capace a sputare come tante Cinture Nere che invece erano “bravissimi”.
Dirò di più, quelli che sputano mi hanno sempre fatto schifo. Ma il Genoa è il Genoa.
E per lui si fanno cose considerate impossibili fino a un minuto prima.
Tornando ai Lama, ovvero Martin, Pippetto, Marcello, Toffolo, Sel, il mai dimenticato “Milio” Parodi, e mio padre, seguito dalle mie due sorelle Patrizia e Susanna, una con in mano il Micoren.. e l’altra fornita di cioccolatini e ciapellette e mignon di Cognac, con l’intento di farlo calmare un po’.
Ricordo anche un signore, che aveva una strana caratteristica: aveva sempre l’ombrello.
Anche quando c’era un sole africano.
Sto divagando lo so, ma i ricordi affiorano e penso sia anche divertente parlarne.
Poichè mio padre, fu protagonista di alcuni simpatici siparietti.
Una volta, durante un Genoa Juve, ricordo Causio con un mocassino nero in mano e che tra lo stupito e divertito cercava chi fosse il proprietario. Inutile dire che era mio padre. Che continuava a correre su e giù per il parterre zoppicando come un’Anatra ferita, visto che la sua scarpa, sinistra, era volata in mezzo al campo e a partita in corso.
Un’altra volta tirò le chiavi di casa e della macchina che aveva in tasca e di nuovo rispeditegliele da un giocatore molto gentile. Che naturalmente venne ringraziato dal lanciatore.
Una volta stava per tirare in campo non avendo altro sottomano, il suo DuPont, ma non si sa per via di un barlume di coscienza visto che costava anche dei soldi e quindi lo avrebbe probabilmente mai rivisto, si fermò in tempo.
Ma i Lama furono anche molto utili e produttivi, poichè essendosi abbarbicati sulla griglia e a venti citti dal segnalinee, usando i loro mezzi e tante tante belle parole.. fecero sì che il gol precedentemente convalidato venne annullato dallo stesso per fuorigioco. Se non ricordo male fu durante un Genoa Cagliari.
Ricordo benissimo il suo viso terrorizzato e il suo voltarsi verso di noi dicendo queste parole: “Va bene… però adesso basta smettetela…”
E la Nord, grande come sempre, scoppiò in un fragoroso applauso. Ma non verso il segnalinee, ma verso i Lama appunto, poichè aveva visto benissimo quanto era accaduto e aveva capito tutto. Come sempre.
I Lama dei Distinti non ci sono più. Uno non c’è proprio più e quindi o Milio, caro amico di famiglia e Genoano come pochissimi. Gli altri per fortuna ancora tutti vivi, non ci sono più, perchè non c’è più il Calcio di una volta e nemmeno lo Stadio, di una volta.

A me piace il Calcio “vissuto”, la partita che dà adrenalina e il pubblico deve essere protagonista.
Il, protagonista.
Ho sempre amato chi “Urla” al Campo. Ricordo con affetto una maglietta dell’OB, Blu, con la scritta in rosso dietro che diceva: Quelli che urlano ancora. Me la avevano regalata, un Ultrà e siccome penso che le cose devono andare e mai fermarsi, devono essere lasciate libere di fare il loro corso e se per fare stare bene e dar felicità ad altri facciamo Bingo, la avevo regalata a una persona. Ovviamente genoana.

Quindi tornando al pathos, al sentimento, alle emozioni, non mi piace il Tifo di oggi. E parlo della Nord.
Un momento, lo ritengo sempre anni luce superiore a tutti e comunque fantastico.
Ma propio per quanto detto prima, non mi piacciono le canzonette, specie quando e se il Genoa attacca o se fosse in difficoltà. Io sono per chi Urla appunto. Per il far cagare addosso arbitri e segnalinee.
Per spaccare i timpani agli avversari e per far volare il Genoa.
Una volta ma non è stata l’unica, lo dissi al Buonanima di Roby 1893, di Cognome Scotto.
Cioè a colui che secondo me, è stato l’unico vero e grande Leader di quella cosa meravigliosa che si chiama Gradinata Nord. L’ho sempre detto e lo dico con tutto il massimo rispetto e stima per chi oggi porta avanti quel Tifo meraviglioso.
Lui insieme a Fabio, Domenichelli, avevano qualcosa in più. Mia opinione ovviamente. E che conta un cazzo.
Quel giorno, mentre si avviava verso il lato della Nord che dà sui Distinti, mi vede e con una faccia incazzata nera e che stavo bestemmiando come al solito.
Mi dice: Cosa belin c’hai Tony? Cosa hai di nuovo da bestemmiare e con quella faccia…
Gli dissi appunto che non si poteva cantare tutti insieme “Ricordo quand’ero bambino” in momenti come questo.. porca di quella troia, che urlino, che gridino Forza Genoa…
Lui mi guardò, sorrise perchè capiva e sapeva il mio essere deficiente.
Ma poi senza dirmi niente, capii che avevo ragione.

Sempre Alè Genoa.

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