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Chiamatemi Gregor

Chiamatemi Gregor

E se cercassi di dimenticare queste stravaganze facendo un’altra dormitina?» pensai, ma non potei mandare ad effetto il mio proposito…

Mi consegno. Non me ne frega quasi più niente del Genoa, pensa del Calcio in generale.
Del resto genoano lo sono mai stato, visto cosa comporta in termini di attribuzione poter usufruire di questo aggettivo, che per me, una volta appunto, era addirittura sostantivo.
Genoano è qualcosa di troppo complicato, forse elitario. Vuol dire essere e avere troppe cose.
Che io ho mai avuto o perlomeno tutte insieme.
Non lo dico per schermirmi o essere ipocrita, e quindi mi sono sempre considerato come un semplice tifoso del Genoa.
Ho mancato a decine se non centinaia di appuntamenti con questa squadra e le sue partite, sono andato in trasferta seppur con gioia, poche volte: posso contarle sulle dita, non di una mano, ma di due.
L’unica cosa che ho macinato è stato del pepe, a volte del sale, non certo chilometri.
Ho mai fatto parte di Club, associazioni, pensa di gruppi Ultrà.
Non mi son nemmeno mai picchiato per il Genoa.
Qualche lite, anche forte, soprattutto come Logica vorrebbe con i sandoriani o con chi offendesse o attaccasse il Genoa, questo sì. Una volta accadeva soltanto con i doriani o con tifosi di altre squadre.
Da molti anni accade soprattutto con i genoani. Altro segno di cambiamento dei tempi.

Non ne ho più voglia.
Mi rendo perfettamente conto che quella incontenibile voglia di Genoa sta scemando sempre più.
Se non è già scemata del tutto.
Ma non credo, perchè riesco ancora, eccome se ci riesco, ad incazzarmi come una bestia quando guardo il Genoa e quindi lo vedo perdere. Magari malamente.
Riesco ancora a godere quando vince. Ma se non lo guardo, se non guardo la partita, tutto ciò non accade.
E le partite non guardate incominciano ad essere tante.
Ho altri pensieri per la testa e provo tutto il mio interesse verso cose ben più importanti.
E che davvero riguardano non solo la mia vita, non solo quella dei genoani, ma quella di tutti.

Non ne ho più voglia. Non ho più voglia di guardare questo gioco ogni giorno sempre più truccato. Disonesto.
Non ho più voglia di vedere squadre comprate da fondi e spesso senza fondo.
Non ho più voglia di vedere sempre più presidenti che non solo non parlano italiano ma nemmeno lo capiscono.
E quando lo parlano e lo capiscono, sembrano personaggi usciti da un film di Scorsese o da un romanzo di Puzo.
Non ho più voglia di questi Bravi ragazzi.

Qualcuno potrebbe dire o pensare: ma dici tutto questo, adesso parli così perchè se ne sta andando il tuo idolo e “padrone” Preziosi. Del resto, chi non vuole almeno dar fuoco a lui e alla famiglia, è considerato un Preziosi Boy.
Io non sono nemmeno più un ragazzo, pensa se di Preziosi.
Non ho più voglia di “regole” imposte ma questo vale anche nella vita e per la vita non ho più voglia di tornelli ma è già fin da quando li hanno sol che pensati non ho più voglia di tessere contro tessere, di lasciapassare e pure colorati.
Una volta il verde era simbolo di speranza.
Non ho più voglia di restrizioni, di sorteggi per stabilire chi ha diritto di andare dentro quello che una volta era il “mio” Campo, e perchè c’è un’influenza, un po’ più contagiosa del solito, in giro.
O campo d’O Zena.
Non ho più voglia di “guru” virtuali.
Avrei solo voglia di rivedere i genoani di una volta. E quindi, di ritornare ad accomunarmi a loro.
Non ho più voglia di vedere tutti pretendere di vincere.
Non è possibile che questo accada, perchè non possono vincere tutti.
Non esiste un diritto a vincere, tantomeno il pretendere di farlo.
Allora un cosa cosa bella per i tifosi, cioè esseri non so quanto pensanti, potrebbe essere questa: dare tre punti a tutti.
Se vinci tre punti, se pareggi tre punti, se perdi tre punti.
Così arrivano tutti primi, sono tutti contenti e vai con i cortei e i bagni nella fontana. Quando c’è.

Si probabilmente sono cambiato, sicuramente sono cambiate le cose e i tempi.
Una trasformazione.
Saluti, dal vostro Gregor.

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